Sologno in rima

 
Si racconta che il vecchio buon Dio
dopo aver per sei giorni creato
orgoglioso tra il Lucola e il Rio
si compiaque di quel risultatosteso all’ombra di un vecchio querciolo
la sua barba ormai bianca lisciava
riflettendo purtroppo da solo
che davvero l’umano mancavaper quei monti bellissimi e avari
ci vuol gente con gambe e cervello
io creare potrei i montanari
e chiamar questo posto Castellocon i sassi potrei farmi una Chiesa
e se avanza un pochino d’argilla
potrei pure aumentare la resa
popolando là sotto la Villadevo far queste cose con cura
concentrar l’energia sul progetto
non distratto com’ero in pianura
risultato scadente lo ammettocontinuando il buon vecchio a pensare
s’assopì e gli venne un bel sogno
sognò forte una luce solare
si destò e così fu Sologno
si chinò per raccogliere un fiore
gli sfuggiron due geni più rari
e una gente creò superiore
teste e cuori, per Dio, senza parigente tosta che appena creata
comincio a segnare i confini
e difender la propria borgata
dai creati lì sotto vicininon fu semplice neanche all’eterno
e ci vollero giorni e poi mesi
ci riuscì minacciando l’inferno
a lasciarsi chiamar Solognesipoche rime da anonimo rese
per spiegare ai cuori e alle menti
il perché lo splendor solognese
come il sole s’irradia alle gentiserve a poco la metrica sciocca
di un poeta piccino piccino
ben si sa ed è ormai su ogni bocca
che Sologno è paese divino. 
 
Anonimo evidentemente solognese del secolo XVIII